approdo misterioso

Marzo 26, 2008

Eravamo in viaggio soltanto per raggiungere quel luogo sconosciuto, e poi, subito, ritornare.

 

Alla partenza, in auto, ci davano consigli pratici e direttive: il dislivello rispetto al sito in cui ci trovavamo era, infatti, fortissimo. D’improvviso, protetti dai dispositivi di sicurezza, l’auto ci sbalzava in alto: in un movimento quasi verticale, tanta era la pendenza. Le cuffie proteggevano i nostri timpani da eventuali lesioni.

Approdati alla destinazione, iniziavamo ad osservare la strana località: il silenzio pesante dei luoghi di mare del nord, e tante piccole isole palustri che emergevano lievemente dall’acqua, colorata delle splendide sfumature di un cielo che si stava lentamente spogliando dell’intensità della notte e cedeva piano piano al rosa, conservandone, però, un soffuso bagliore celeste scuro punteggiato qua e là delle ultime luci dei moli.

Sedevamo, e qualcuno ci raccontava la morte di una madre.

Il ragazzo dai lineamenti olandesi si alzava e si allontanava oltre una collinetta, per guardare il mare, pieno di nostalgia e di tristezza, e una vecchia dava a ognuno di noi un lembo di stoffa, e diceva: “Chi ama il ragazzo dai lineamenti olandesi pianga”. Allora ciascuno, a turno, lo bagnava di lacrime e lo portava in dono al ragazzo, oltre la collinetta.

Era lo strano rituale di compianto funebre diffuso in quella misteriosa terra di confine.

(maggio 2007)



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