vento

Marzo 26, 2008

Nel vento che rode la terra anch’io mi sento scricchiolare

come una foglia secca – sono una fragile salma di foglia distesa

che ascolta il ronzio d’ape del vento.

Tutto ciò che è intorno respira familiare, la luce tiepida della lampada lo spia

con una carezza morbida, come affettuosa.

 

Vento, perché bussi alla porta

come se avessi un pungiglione molesto?

 

Quando osservo i pini secolari divincolarsi nel buio come grandi mostri sento davvero una nostalgia non umana; una nostalgia vegetale, sento nella mia lingua ormai priva di parole per gli uomini e nella mia mente vuota di pretese il bisogno di farmi pianta e aprire la porta al vento.

La natura mi chiama con parole di potenza sconvolgente; ogni cosa mi pare priva di significato, soltanto la mia vita di fronda ha il suo sacro motivo di esistere.

 

 

 

Il vento ha mille voci

Ora ti dice: “Ssssh…”, fai

silenzio; ascolta…

 

 

martedì 20 marzo 2007

ore 21:40

notte magica

Marzo 26, 2008

La notte è densa, quasi torbida.

Siedo in alto, e osservo; e ascolto.

Silenzio, intorno; la luce ambrata dei lampioni svapora sull’asfalto grigio-fumo, creando fasci più chiari e nascondendo in un buio pallido anfratti spigolosi.

Le ombre degli esili tronchi, sparuti e secchi, si proiettano come vecchie scope con astratta immobilità; ad intermittenze regolari, due o tre pipistrelli disegnano gocce piatte nell’aria, attorno ai tralicci, sfarfallando su trasparenti tappeti volanti e intrecciando il loro volo scomposto all’ascesa calma delle piccole falene dorate.

Osservo la luce accecante di un faro lontano riverberarsi su una ragnatela di vetro; nel nero basso, poche stelle e fumi bigi; oltre il terrazzo, i tigli scuotono al vento le loro chiome pesanti e si protendono d’intorno come polipi, accarezzando di sussurri l’aria.

In un’atmosfera onirica, i pipistrelli si allungano sopra il mio capo, rincorrendosi in frullii d’ali ed emettendo brevi suoni interrotti; lontano, un lampo ovattato e diafano; intorno, una cappa di vacui rumori, spenti dal silenzio, di automobili veloci e raganelle, e il perpetuo canto dei grilli.

Una foglia accartocciata si srotola, a piccoli balzi, sul marciapiede; poi, in un guizzo di nero e di bianco, un gatto attraversa furtivo il buio e oltrepassa il recinto metallico, mentre due occhi fluorescenti violano col loro sguardo sgraziato, innaturali, la notte pulsante di respiri e segni, di parole che stormiscono, a tratti, con voce più gonfia.

 

 

Poso il mio dito su ogni cosa; vedo non vista, e come un fantasma sento attraversarmi il respiro delle cose, e impregnarmi di pienezza inquieta.

E tendo l’orecchio ai messaggi degli alberi, ma ancora non riesco a decifrarli, presagio di devastante, brillante grandezza.

 

 

 

31 Maggio 2005

24:25